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E' impossibile descrivere cosa significa essere volontario... sono emozioni che ognuno può condividere solo con se stesso.

Davide
«Da ormai quindici anni svolgo l'attività di soccorritore a bordo di ambulanze, quindi di duro lavoro e pesanti sacrifici, ma questa vita fa ormai parte di me, e continuerò a farla fino a quando le forze me lo permetteranno.

Cosa significhi essere volontario non sono molti a saperlo, pochi conoscono i problemi che quotidianamente queste persone affrontano, quali siano i disagi e i rischi a cui si espongono, ed il loro solo ed unico intendimento è quello di alleviare, anche solo per un breve momento, la sofferenza di tutti coloro che hanno bisogno di aiuto.

Le associazioni nelle quali espleto il mio servizio si sostengono solo ed esclusivamente con il contributo dei cittadini, infatti il ricavato del pagamento dei servizi non copre minimamente i costi di gestione, e per questo siamo costretti, tra le altre cose, ad andare in giro a chiedere l'elemosina per poter rastrellare i fondi.

Quante umiliazioni, quanti rifiuti, quante occhiate maligne dalla gente, stufa di essere importunata! "Siete sempre a chiedere soldi", questa è la risposta tipo alle nostre richieste, ma poi la stessa gente in altre circostanze è pronta a supplicarti di correre, fare presto perché il loro bambino o un loro genitore sta male ed ha bisogno di un medico, oppure a lamentarsi perché si è arrivati tardi: "è più di venti minuti che vi ho chiamati, dove siete stati finora?"

Forse siamo arrivati tardi perché impegnati a far partire un'ambulanza ormai vecchia ma che deve andare avanti dato che non esiste la possibilità di comprarne una nuova, o forse perché siamo partiti dall'altra parte della città dove avevamo appena finito di soccorrere qualcun altro visto che di ambulanze ce ne sono troppo poche per il reale fabbisogno e quindi spartirsi quelle che ci sono, o forse siamo arrivati tardi perché dopo il decimo servizio di notte le idee non sono più chiare, ma lo devono diventare per forza, anche perché poi alla mattina ci aspetta una giornata di lavoro.

Ma poi le cose brutte si dimenticano e rimangono in mente solo quelle belle, per esempio lo sguardo di una vecchietta, che senza parlare ti ringrazia perché le fai un sorriso o le hai asciugato il sudore dalla fronte; o la stretta di mano di un medico di un qualsiasi pronto soccorso che si congratula dicendoti "bravo, se non fosse stato per voi sarebbe sicuramente morto", o semplicemente lo sguardo compiaciuto della tua immagine allo specchio che ti ricorda che quello che fai aiuta il mondo a essere migliore, e che è falso dire che non esiste più amore, come qualcuno sostiene.

Grazie a queste esperienze, sono riuscito a crescere dentro, a migliorare la mia coscienza di uomo, solo attraverso la sofferenza degli altri ho capito quanto sia importante la vita, ho capito cosa significa la disperazione, la rabbia, la paura, la rassegnazione, ho sentito storie incredibili, ho assistito a situazioni che molta gente vede solo nei film, e tutto si è impresso nella mia mente come sulla roccia, e nulla al mondo potrà mai farmelo dimenticare.

Il mondo ha bisogno di noi, c'è tanta gente che soffre, che è sola; oggi la solidarietà non è più facoltativa, ma è un preciso obbligo per tutti, e non c'è bisogno di andare in Brasile o in Africa per aiutare la gente, c'è tanta disperazione in ogni angolo della nostra città, solo che il nostro egoismo, la nostra superficialità non ci danno la possibilità di vederla, e così andiamo avanti, giorno dopo giorno, insieme al nostro nulla.

Sembra tutto così bello dal di fuori, corriamo sempre più forte perdendo ogni giorno di più il significato della nostra vita, fino a quando questa ci sbatte davanti la vera realtà, ed allora il cielo ci crolla addosso e ci schiaccia con tutto il suo enorme peso.

Con le mie braccia ho tenuto bambini mentre esalavano l'ultimo respiro, e mentre guardavo la mamma che impazziva dal dolore, pregavo il Signore che mi facesse sparire da lì, per non morire, per non impazzire anch'io.

Ho visto giovani finire la loro vita lungo le autostrade, tra le lamiere contorte di automobili, oppure nei parchi di notte sopra una gelida panchina stroncati dalla droga.

Poi, dopo il servizio tornavo alla mia vita, con i suoi problemi, con i suoi ostacoli, ed allora mi rendevo conto di quanto piccoli fossero in confronto a quello che avevo appena visto.

Così sono riuscito a capire tante cose, al punto da uscire dal torpore che fino a quel momento mi aveva attanagliato, liberandomi dalla stretta che mi aveva impedito di essere ciò che ero, ribellandomi così ad uno stile di vita che forgia, giorno dopo giorno, catene di solido acciaio ricoperto di sottilissime lamine d'oro, che neanche la fiamma della pietà sembra riuscire a scalfire.

Daniel
Sono in molti a credere che la realtà dei servizi medici di pronto soccorso sia quella che ci presenta la televisione, ma non è affatto così.

Per un' emergenza effettiva in cui la vita del paziente è davvero in pericolo, ci sono decine di interventi di routine. Inoltre, gli sceneggiatori spesso dimenticano la parte in cui il paziente ti vomita sulle scarpe (succede, ma non e' poi così terribile come sembra).

In vent'anni di esperienza nei servizi medici di pronto soccorso, posso dire di aver salvato alcune vite, instaurato alcune salde amicizie, incontrato persone davvero interessanti, non aver mai smesso di imparare e, ammettiamolo pure, di essermi pulito più volte le scarpe. Vi auguro di essere altrettanto fortunati da sperimentare ognuna di queste situazioni se e quando vi troverete ad operare nei servizi medici di pronto soccorso.


 
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